VILLA CESAROTTI


Villa Cesarotti b/nNel 1668 il notaio Paolo Cesarotti possedeva a Selvazzano una villa "con barchessa (Stabilimento dove venivano rilasciati gli attrezzi agricoli), colombrara, stalla, càneva (Cantina), granaro, pozzo, forno, cortivo (Corte della casa) serrato di un muro e brolo (Luogo dove sono piantati alberi da frutto, vicino all'abitazione) serado (Chiuso, recintato da siepi di pruni o rovi) de spinada".
Nel 1781 la proprietà passò a Melchiorre Cesarotti che intorno al 1792 volle trasformare radicalmente la villa:

"Io mi vagheggio la costruzione d'un certo ritiro campestre che deve essere il pascolo della mia dolce tristezza, e ch'io chiamerò il sacrario del mio dolce cuore"

Adesso l'edificio è lontano dal fiume Bacchiglione, ma fino all'inizo dell'Ottocento si trovava su una stretta ansa che è stata poi interrata e ridotta a coltura. Il Bacchiglione costituiva un elemento importante di questo meraviglioso giardino campestre che fu irrimediabilmente Villa Cesarotti 1compromesso con il taglio del meandro.

La villa fu abbellita da pitture e iscrizioni; venne costruito un museo con raccolte di conchiglie, minerali e fossili. Il Cesarotti provvide anche alla progettazione del parco secondo i canoni inglesi: venne costruito un boschetto funebre e una grotta con varie iscrizioni ed erme (Ceppi sovrastati da sculture reppresentanti semibusti umani). La villa fu visitata da importanti poeti e scrittori del tempo tra cui Madame De Stael e l'Alfieri.

Il Cesarotti dedicò gran parte della sua vita alla trasformazione della villa. Purtroppo però già dal 1876 sia la casa che il giardino risultano completamente modificati. Oggi non rimane quasi nulla di Selvaggiano come lo concepì il letterato e di cui abbiamo testimonianza dagli scritti Villa Cesarotti esternodel suo allievo Barbieri e di altri amici e letterati che la visitarono.

Fingiamo allora di tornare indietro nel tempo e immaginiamo di passeggiare in sua compagnia. Possiamo iniziare la nostra visita immaginaria della villa, "il casino si diceva allora". 

La facciata principale, rivolta a sud, mostra nelle iscrizioni e negli elementi decorativi una precisa volontà di glorificare l'imperatore Napoleone, che Cesarotti incontrò come "ambasciatore dei Padovani". Al centro è dipinto il busto del condottiero Corso "vestito all'eroica con fregi militari" in atto di stringere con la destra l'urna del fato e con la sinistra l'elsa di una spada. A destra è raffigurato il tempio di Giano con due piramidi e due arbusti di alloro. A sinistra sono dipinti il Bacchiglione e Interno Villa CesarottiMercurio che va incontro a Giano bifronte, che esce da una grotta. Tutte le immagini sono accompagnate da moti latini, alcuni dei quali celebrano la grandezza dell'imperatore.

Entriamo in villa e saliamo al primo piano.
Sopra le quattro porte che si aprono ai lati del salone vi sono molte iscrizioni e raffigurazioni di vegetali. Nella sala sono appesi grandi quadri nei quali è rappresentata la storia naturale degli animali quadrupedi. 
Entriamo nella camera dedicata alla filosofia razionale, sopra la porta leggiamo un distico italiano preceduto da un motto latino. La stanza è arredata con librerie ornate di immagini e iscrizioni. Sulla più grande sono raffigurati un globo luminoso, un genio che accende una Villa Cesarotti interno 2fiaccola, un uccello e una farfalla. 
Passiamo poi nella camera dedicata alla letteratura: troviamo decorate con motti, simboli ed emblemi. Su una è rappresentata una torre con una cetra pendente dai merli e di fronte sassi e macigni rotolano giù da una rupe.
La camera dedicata alla filosofia morale non varia lo schema delle prime due.

Usciti dalla villa prendiamo il viale che conduce al boschetto funebre.
Nel nostro cammino incontriamo 14 iscrizioni. La prima dice: 

Villa Cesarotti interno 3Mentis dulcissimus error
"Vommi per questa solitaria via
Pien d'un dolce pensier che mi devia"

Raggiungiamo il boschetto funebre, luogo della memoria degli amici morti. Vi troviamo il busto dell'abate Giuseppe Toaldo e dell'abate Giuseppe Olivi; ambredue sono affiancati da iscrizioni latine e italiane. Vi sono poi due lapidi funerarie, una dedicata a Francesca Capodilista (Madre del naturalista Alberto Fortis, aiutò Cesarotti ad ottenere l'incarico di Segretario perpetuo dell'Accademia di Scenza, Lettere e Arti di Padova).

catastoEntriamo nel giardino dove ci sono diverse iscrizioni:

Populi valeatis et urbes
Diemmi il ciel questo asilo, e il genio mio.

A ridosso del giardino scorre il fiume Bacchiglione che gli creava molte preoccupazioni: da un lato le continue inondazioni, dall'altro un progetto di sistemazione idraulica voluto dal governo che avrebbe potuto sfigurare la sua creazione.

Ci avviciniamo quindi alla grotta artificiale che per il poeta era luogo di lavoro e di riposo. Ci sono iscrizioni sulla porta e sul pavimento del vestibolo. Un'altra all'interno è incrostata di minerali e di conchiglie. Nella grotta spesso Cesarotti si intratteneva a leggere e a meditare e l'arricchì di pezzi minerali e rocce.