IL GIARDINO

ricostruzione giardinoMelchiorre Cesarotti progetta la creazione di Selvaggiano nel 1785. Intervenendo in una polemica allora assai viva, venuta a svolgersi presso l'Accademia di Scienza, Lettere e Arti di Padova, ma anche nei salotti letterari tra Padova e Venezia, Cesarotti proclama la superiorità dei giardini all'inglese su quelli all'italiana. Può essere una forzatura attribuire al giardino di Selvaggiano l'etichetta di giardino all'inglese perchè è piuttosto una via di mezzo fra questo, un giardino roccocò e uno neoclassico. In una relazione fatta all'accademia, Cesarotti dice che il suo giardino deve essere uno spazio con bellezze spontanee, con grandi prati, cespugli intrecciati nei viali, fontane, boschetti e a coloro che vi passeggiano deve suscitare meraviglia, meditazione e piacevoli sensazioni. 

Era talmente preso da questa sua nuova forma di poesia, da farla diventare l'unica gioia di vita. Se ne rende conto soprattutto dopo la caduta di Venezia, quando Cesarotti si rifugia nella sua passione vitale, il giardinaggio; si dedica infatti a realizzare un giardino che rifletta la sua "storia sentimentale e filosofica".

Cesarotti, nel Saggio sul bello scrive di come un giardiniere possa rendere perfetto il suo giardino:

"Il valente Giardinista fermando i suoi paesaggi ha per assunto di unire insieme le varie scene campestri, accozzandole quasi a caso colla stessa negligenza della Natura; ma facendo che l'ordine e il disordine successivi o mescolati con un artifizio tanto più fino, quando meno riconoscibile. Egli dispone i prati, i ruscelli, le valli, i boschi, le balze, le grotte per il modo che procaccino allo spettatore ora un intreccio regolarmente irregolare".

Grande importanza hanno le iscrizioni sia nel giardino che nella villa per questo Cesarotti trae ispirazione dal giardino di Villa Querini ad Altichiero. Abbiamo notizia anche della presenza di una sala di Iside nella villetta del Cesarotti, segno che in quegli anni veniva coltivato il gusto per l'Oriente. Altri motivi orientali si trovavano in alcuni affreschi che decorano la facciata Sud, in particolare il "Tempio di Giano" e le "Due Piramidi Trionfali".

Infine abbiamo la presenza di piante esotiche vicino a quelle locali.

Tuttavia è senza dubbio Barbieri nelle Memorie a rendere più concreta l'idea del giardino di Cesarotti. Secondo quanto testimonia Barbieri in realtà il giardino si presentava con vegetazione bassa e non con zone d'ombra come dice Cesarotti; per esempio la valletta è solamente un breve tratto erboso, la montagnola è quasi invisibile a causa dei pioppi sottostanti.